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I borghi del Monte Amiata, Abbadia San Salvatore e Arcidosso in autunno

 

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impronte minatori

Carbonia e la Grande Miniera di Serbarìu. Visita architettonica alla scoperta della città di fondazione del periodo fascista. La storia di migliaia di lavoratori duramente impegnati nell’estrazione del carbone del Sulcis.

Costruita in meno di un anno, fra il 1937 e il 1938, Carbonia – la città del Carbone – fu ideata dai principali progettisti del tempo: Gustavo Pulitzer-Finali, Cesare Valle, Ignazio Guidi ed Eugenio Montuori. Il modello era quello di una company town: una città pianificata sullo schema di connessione fra azienda produttiva, residenza ed infrastrutture. Dodicimila gli abitanti alla sua inaugurazione il 18 dicembre del 1938, già 50.000 nell’immediato Dopo Guerra. Oggi in Piazza Roma spiccano le architetture severe della Casa del Fascio e il campanile della Chiesa di San Ponziano, in trachite, che riproduce quello di Aquileia. Nella piazza fa da contraltare alle pietre scure la scultura bianca di Giò PomodoroFrammento di vuoto“.Carbonia piazza roma torre littoria

Carbonia Piazza Roma Chiesa di San PonzianoMa Carbonia non ci sarebbe stata senza la Grande Miniera di Serbarìu. La visita al Museo della Miniera è una tappa che consigliamo a chi è di passaggio e non solo. Un pezzo di storia industriale nazionale. Un luogo dove migliaia di uomini e donne di ogni parte di Italia vennero a cercare nel nero della miniera il sogno di una vita migliore. Un lavoro stabile e salariato e abitazioni nuove facevano di Carbonia e di Serbarìu la meta ambita di chi cercava di fuggire alla povertà. Qui si parlavano tutti i dialetti, perché toscani, lombardi, sardi, campani, marchigiani, siciliani e via dicendo erano il melting pot operaio che rendeva viva la miniera. Diciottomila persone che ruotavano in turni di 8 ore.

Minatori Miniera Sibarius Carbonia foto epocaL’ingresso al Museo del Carbone costa 8 Euro biglietto intero e 6 Euro il ridotto e comprende. Si può così visitare in autonomia la lampisteria, sede dell’esposizione permanente, che accoglie la collezione di lampade da miniera, attrezzi di lavoro, oggetti di vita quotidiana, fotografie, filmati e testimonianze. Guidati invece da personale autorizzato vedrete nella sala argani la macchina dalla quale si manovrava la discesa e la risalita delle gabbie nei pozzi. Quindi la ‘discesa’ più emozionante alla galleria sotterranea con tanto di casco da lavoro. Si scende solo al primo degli otto livelli esistenti in miniera. Il più basso si trova a 300 metri di profondità. Un luogo che lascia appena immaginare la fatica, il buio, il caldo e i pericoli della vita quotidiana del minatore. Impressionante la galleria ‘bassa’ usata per il lavoro manuale sulla vena di carbone. Altezza media 80 cm, temperatura di circa 30 gradi, umidità altissima e poco ricircolo d’aria. Vi lavoravano a turno alcuni operai che avevano la possibilità così di guadagnare di più con l’estrazione del carbone migliore. La visita guidata dura circa un’ora.

Grande Miniera di Serbariu sfoglia fotogallery

La Grande Miniera di Serbariu fu attiva dal 1937 al 1964. Delle migliaia di lavoratori che fecero parte di questa avventura industriale nell’area carbonifera del Sulcis restano testimonianze viventi e scritte. Della ricerca si occupa la Sezione di Storia Locale del SBIS (Sistema Bibliotecario Interurbano del Sulcis). Un lavoro immane e paziente che vuole portare alla luce quanti più dati possibili, in un accurato lavoro di ricostruzione storica e anagrafica degli anni dal 1937 al 1956.

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alba Asinara
alba Asinara

Se cercate l’emozione intensa della natura incontaminata e scatti di ricordi indimenticabili, la Sardegna del Nord Ovest è ciò che fa per voi. Ecco i nostri consigli per viverla a fondo.

Il tramonto al promontorio di Capo Caccia

Se soggiornate ad Alghero e dintorni, questa è una tappa da non mancare. Il promontorio di Capo Caccia, area naturale protetta, è visitabile dal mare o via terra. Per la visita alle celeberrime Grotte di Nettuno potete usufruire di una delle tante compagnie di navigazione che svolgono il servizio di trasporto da Alghero. Il tour vi permetterà di godere dell’arrivo via mare e di evitare così i 654 scalini che dal promontorio scendono alle Grotte.

L’esperienza però che vogliamo consigliare è quella di recarsi via terra al Promontorio di Capo Caccia un po’ prima del tramonto e godere di uno spettacolo mozzafiato. Essendo settembre ci siamo recati sugli alti scogli verso le ore 19, in altre stagioni come giugno e luglio si può ritardare l’arrivo. Se possibile, scegliete una giornata con cielo pulito e mare calmo. La discesa del sole rosso, la lunga scia dorata che proietta sul mare, gli scogli che si ergono maestosi dalle acque blu intenso sono un’emozione da vivere in silenzio. Per gli appassionati di fotografia un’occasione eccezionale. Scrutando le onde del mare siamo riusciti anche a cogliere il salto di un tonno forse impegnato in una battuta di caccia. Che dire? Una serata perfetta.

Wild Asinara: dormire in ostello nel Parco Nazionale.

L’Isola del Diavolo, tristemente nota per vicende legate prima alla ‘deportazione’ di prigionieri politici, poi al super carcere di massima sicurezza, è in realtà un paradiso naturale. L’isola dell’Asinara, raggiungibile dalla Marina di Stintino o da Porto Torres, è la dimostrazione che per provare l’ebrezza di angoli di natura incontaminata non servono mete esotiche. L’isola è ‘disabitata’, eccetto la comunità stagionale e i sovraintendenti del Parco Nazionale e Area Marina Protetta istituiti nel 1997. Ha tre zone fornite di servizi ristoro, bar, bagni pubblici: Fornelli, Cala Reale e Cala d’Oliva l’unico vero paese dell’Asinara. Potete scegliere di muovervi con il noleggio di biciclette o mini auto elettriche, percorsi trekking, visite guidate in fuoristrada. Valido anche il servizio navetta che garantisce il collegamento sulla tratta Sud-Nord e viceversa: 5 Euro il biglietto giornaliero (info: Fara Viaggi). Sono molti gli operatori turistici attivi sull’isola e tutti regimentati dalle severe regole di conservazione.

Tre must all’Isola dell’Asinara

  • Il centro recupero di animali marini a Cala Reale. Qui l‘Associazione TartaLife si dedica principalmente alla salvaguardia e al recupero delle tartarughe marine in difficoltà.
  • Nel Nord dell’Asinara a Cala d’Oliva si trova la sezione di Direzione Centrale del Carcere, dove potrete vedere un piccolo scorcio della vita di secondini e detenuti.
  • Sempre a Cala d’Oliva avrete la possibilità di immergervi totalmente nella vera Asinara pernottando all’Ostello Cargiaghe, unica attività ricettiva notturna. Gestito dalla Cooperarativa SognAsinara si trova nell’ex Foresteria delle guardie. Le camere sono doppie (rare), quadruple e multiple e i bagni in comune (divisi uomini e donne). Oltre al pernottamento nel prezzo è compreso il trattamento di mezza pensione, ma quello che si vive dopo che i tour organizzati lasciano l’isola non ha prezzo. La notte è buia e il cielo si illumina solo di stelle, l’alba entra nelle camerate e la sveglia mattiniera vi permetterà di un bagno esclusivo in alcune delle cale più belle della Sardegna: Cala Sabina e Cala dei Turchi, raggiungibili dall’ostello con un comodo sentiero lungo mare in circa 30 minuti di camminata.

Sfoglia la photogallery dell’Asinara

Consigli pratici per l’Asinara

Scarpe da trekking, qualche bottiglietta d’acqua, scarpette da scogli, maschera da mare o in alternativa occhialini, after bite per pinzature di insetti o di meduse.

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60 secondi per scoprire le bellezze di Spoleto e delle Cascate delle Marmore, per leggere l’articolo completo clicca QUI.

La Valnerina si trova in Umbria in provincia di Perugia, a ridosso della provincia di Terni.Valnerina veduta da Montefranco

La prima meta è Montefranco dove stabiliamo la nostra base. Si tratta di un borgo medievale di origine longobarda arroccato su un colle che domina le valli sottostanti, ideale per riposare in tranquillità.

Montefranco
Monfefranco – il borgo

I tesori della Valnerina: il borgo di Arrone

Arrone – i vicoli

Un altra perla della Valnerina è Arrone. E’nel novero dei borghi più belli d’Italia e fonda le sue radici nel IX secolo. La salite al nucleo storico permette di apprezzare i vicoli medievali perfettamente conservati. Sembra veramente di essere al tempo dei longobardi!

Ritorniamo alla base di Montefranco. il giro per i vicoli alle luci dei lampioni è suggestivo e ci prepara alla cena presso il Ristorante Il tralcio e l’uva attiguo all’albergo.

Le mummie di Ferentillo

Ferentillo – la rocca di Precetto

La Valnerina ci riserva altre sorprese.  Nelle vicinanze di Montefranco sorge Ferentillo, borgo diviso tra due rocche, anche queste di origini longobarde, Precetto e Matterella. Una delle particolarità del borgo è che al di sotto della chiesa di Precetto è situato il museo delle mummie (qui).

Spoleto

Lasciamo la Valnerina per dedicarci ad una delle più belle città dell’Umbria Spoleto.

Rocca Albornoziana e Ponte delle Torri – Spoleto
Duomo di Spoleto
Duomo di Spoleto

Simboli della città sono la Rocca Albornoziana, il Ponte delle Torri ed il Duomo, simboli del potere temporale e spirituale della chiesa romana e del papato. E’ consigliabile effettuare prima la visita alla rocca per via degli orari. Il ponte non è comunque attraversabile. Ridiscendendo le vie di Spoleto, ci dedichiamo con calma alla visita de suo Duomo che ha orario continuato. Una sosta in una tipica trattoria spoletina (qui) e riprendiamo il giro per le vie di Spoleto.

Le Cascate delle Marmore

cascate delle Marmore
Cascate delle Marmore – Valnerina

Freschi e riposati, ci dirigiamo verso il Parco delle Cascate delle Marmore, non prima di aver controllato gli orari di apertura delle cascate (qui). L’ampio parcheggio prossimo alla biglietteria permette di accedere ai sentieri principali ai piedi delle cascate. Decidiamo di affrontare i primi tre sentieri non prima di esserci premuniti di buoni impermeabili. La salita sul sentiero numero 1 ci porta all’affaccio affianco alla cascata e poi più su fino alla terrazza belvedere. Ridiscendiamo a valle ci godiamo la chiusura delle acque comodamente seduti sulle panchine proprio di fronte alla cascata.

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San Martino di Castrozza ci ha letteralmente rapiti. Dopo il primo assaggio estivo (qui) ed un’incursione invernale (qui), siamo nuovamente suoi ospiti.

Con più giorni a disposizione possiamo scoprire alcuni suoi tesori nascosti. Siamo in montagna pertanto armati di buone scarpe da trekking, bastoncini e acqua, può iniziare la nostra esplorazione.

San Martino ed i suoi sentieri

Dal centro di San Martino, dalla partenza della Funivia Colverde partono numerosi sentieri alla base delle Pale di San Martino.

Malga Civertaghe

Oggi seguiamo le indicazioni  per Malga Civertaghe la malga più antica del Trentino. Il sentiero è facile e permette di camminare sovrastati dalle magnifiche Pale.

Sul percorso si incontrano cascatelle e piccoli guadi, ma niente paura, il percorso è adatto anche ai bambini, basta ricordarsi di portarsi dietro acqua a sufficienza e qualche boccone per sfamarsi. All’arrivo si è ripagati della fatica. La malga accoglie i visitatori con la propria cucina all’aperto, animali da cortile, asini, ed il boschetto degli Hobbit per i più piccoli.

Malga Civertaghe

Ci fermiamo per pranzo (polenta e salsiccia alla brace) e ci godiamo il riposo dal pratone che sovrasta la malga. Il ritorno ci riporta con un altro sentiero al centro di San Martino, attraversando numerosi pascoli popolati da mucche e asini.

Il Cristo Pensante

Parcheggio Passo Rolle

L’indomani decidiamo di affrontare un percorso decisamente più impegnativo. La partenza è dal Passo Rolle, raggiungibile da San Martino di Castrozza sia in auto che in autobus di linea in circa 25 minuti. Da quota 1980mt dove è situato un ampio parcheggio, seguiamo le indicazioni per il Trekking del Cristo Pensante che punta verso la Baita Segantini . Questo sentiero permette di ammirare il gruppo delle Pale di San Martino da un’altra prospettiva e di spaziare con il panorama fino alla Marmolada.

Marmolada – sentiero del Cristo Pensante

Lungo il sentiero si incontrano notevoli resti degli insediamenti militari della I Guerra Mondiale. Il sentiero stesso è in parte quello costruito dagli Alpini. Sotto il sole il paesaggio ci appare meraviglioso, ma in inverno la storia è un’altra e ci parla di stenti, freddo polare e ripari di fortuna. La targa sulla sommità del Monte Castellazzo ci ricorda il dramma della follia umana.

Cristo Pensante – 2333mt

Giungiamo alla sommità del picco e, proprio sopra i resti delle trincee, ecco la statua del Cristo Pensante, siamo a quota 2333 mt. La sosta ci permette di ammirare il panorama mozzafiato delle vallate e delle montagne circostanti.

Cristo Pensante – panorama

Questo percorso è di difficoltà media ed è abbastanza faticoso. Non è consigliabile affrontarlo senza abbigliamento tecnico, bastoncini da trekking (utilissimi per la discesa) ed un’adeguata scorta di acqua, il sentiero è completamente scoperto. Dopo il riposo affrontiamo la discesa, assai più breve e meno suggestiva dell’ascesa, ma non meno difficile.

Malga Pala

Le belle giornate si susseguono e decidiamo di visitare un’altra malga, questa situata proprio sopra San Martino. Partendo dalla partenza della cabinovia Colverde, attacchiamo il sentiero 701  che si snoda lungo la pista da sci omonima che d’inverno è possibile percorre anche in notturna.

Arrivati a circa metà della salita è possibile addentrarsi nel bosco, seguendo le indicazioni per Malga Pala (sentiero 725). Il sentiero è pianeggiante e molto più piacevole da percorrere.

All’arrivo il paesaggio è quello della casa di Heidi, circondato da pascoli scoscesi e popolato di mucche arrampicatrici.

Malga Pala – pascoli

Questa è una vera malga, abitata tutto l’anno, dove l’allevamento viene ancora praticato con i ritmi di un tempo. La polenta si fa con la “trisa” nel paiolo appeso nel caminetto e la panna cotta….beh, le mucche sono proprio qui, inutile ragionarci.

Stanchi dopo questi giorni di passeggiate rientriamo nel nostro appartamento presso il Residence Lastei . Ci rilassiamo nella sauna adiacente la piscina interna alla struttura.

Durante il nostro soggiorno abbiamo avuto modo di assaggiare la cucina locale, sia nelle malghe (Malga Civertaghe e Malga Pala)  che presso il Rifugio Capanna Passo Valles. Quest’ultimo è un ristorante situato proprio sul Passo Valles dove, in un ambiente tradizionale, si gustano ottimi piatti della tradizione.

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