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Non importa essere George per capire come mai Firenze sia una delle capitali mondiali del turismo.Firenze, piazza del Duomo

Essere stata protagonista del Rinascimento non solo italiano ma del mondo occidentale che usciva dai secoli bui del Medio Evo ha per così dire lasciato per strada un patrimonio unico, fatto di palazzi storici, chiese ed opere d’arte: e non è un semplice modo di dire.

Di seguito una carrellata di immagini che possono anche essere un itinerario poco impegnativo per chi arriva a Firenze.

Firenze, chiesa di Santa Maria Novella
Firenze, chiesa di Santa Maria Novella

Per chi arriva con il treno la Chiesa di Santa Maria Novella è la prima tappa, a poche centinaia di metri dai binari.

Firenze, piazza del Duomo
Firenze, piazza del Duomo

Piazza del Duomo è a 5 minuti, si rivela imponente dopo aver passato dedali di viuzze strette e tortuose.

Firenze, Palazzo Vecchio - particolare della torre

Palazzo Vecchio e la sua torre è il simbolo del potere che ebbe una famiglia non solo sulla città ma anche su buona parte dell’Europa.

Firenze, veduta del Ponte Vecchio
Firenze, veduta del Ponte Vecchio

Ponte Vecchio, rimasto indenne a guerre ed alluvioni è ancora oggi uno dei luoghi più fotografati al mondo.

FIrenze, Palazzo Pitti
Firenze, Palazzo Pitti

Palazzo Pitti, la residenza della famiglia Medici.

Chiesa di Santo Spirito
Chiesa di Santo Spirito

La Chiesa di Santo Spirito, altro luogo simbolo, traghettata nell’era del turismo moderno con i suoi locali alla moda ed i suoi frequenti mercatini all’aperto.

E’ arrivata la primavera, Firenze è pronta come sempre ad accogliervi tra le sue bellezze. L’unico consiglio che possiamo darvi è di infilare un paio di scarpe comode e di godervi questa passeggiata unica!

Una vera magia per gli occhi! Domenica 19 febbraio, siamo stati al Carnevale dei Figli di Bocco, in programma nel borgo storico di Castiglion Fibocchi (Arezzo). Abbiamo optato per ‘qualcosa di diverso’ dai pur fantastici carri di cartapesta. La scelta è stata ripagata!

Castiglion Fibocchi Carnevale 2017 nel borgo

Un Carnevale antichissimo attestato già nel XII secolo col nome di Carnevale de filiis Bocchi, che prevedeva abbondanti libagioni prima della Quaresima. Dal XX secolo il Carnevale riprende vigore e viene inserito il rito della pastasciutta che ancora continua, con la distribuzione gratis della pasta al termine della rievocazione in costume. Ma è dal 1997 che la festa si svolge come oggi la conosciamo. Duecento figuranti in costumi barocchi, con il volto nascosto da preziose maschere di cartapesta in uno sfavillio di colori. Creature in posa fra il reale e il fantastico. Mentre nelle vie e nelle piazze viene diffuso il suono di musiche del 700 e di allegri rondò.

Ecco il Re del Carnevale, Bocco, che legge il legge il discorso di apertura della Festa.

Re Bocco Castiglion Fibocchi

Mentre la Regina si libera dall’incantesimo insieme ai suoi ribelli.

la Regina e i Ribelli al Carnevale di Bocco

 

Tanti gli eventi collaterali per grandi e bambini, come il truccabimbi, il trampoliere e il Corteo Storico con gli Sbandieratori della Giostra del Saracino.

sbandieratori Giostra del Saracino di Arezzo al Carnevale di Castiglion Fibocchi

Biglietto intero € 7,00. Bambini fino a 10 anni gratis.
Info: Carnevale dei Figli di Bocco

Mantova_Palazzo_Te_esedra_esterna

Dopo il sabato sera alla scoperta del centro storico di Mantova, abbiamo programmato per domenica 5 febbraio la visita a Palazzo Te. Sul sito ufficiale di Palazzo Te le informazioni sono dettagliate e lasciamo la macchina in Piazzale Montelungo, zona Stadio, dove è prevista una navetta gratuita ogni 10 minuti (vi consigliamo comunque di visitare il sito della mobilità urbana APAM per essere aggiornati di eventuali deviazioni).

Al prezzo di 5 Euro è stato possibile fare una visita guidata, che ci ha permesso di apprezzare non solo l’evidente bellezza del Palazzo, ma la sua storia ‘privata’. Il Te è insieme dimostrazione di amore per le arti e affermazione di sfarzo del Marchese Federico Gonzaga, poi primo duca di Mantova. Il Palazzo Te è il capolavoro dell’architetto Giulio Romano, il cui ritratto – opera di Tiziano – ci introduce alla visita. La struttura primitiva era nata come zoo per gli animali esotici dei Gonzaga e poi dimora per gli adorati cavalli della casata. Fra 1524 e il 1534 sorse il Palazzo, che Federico volle diventasse un eccelso luogo per lo svago e per il divertimento, nonché suo buon ritiro dalle incombense politiche. Era qui che infatti il Marchese coltivava l’amore per la sua favorita, Isabella Boschetti. La struttura del Palazzo si ispira alla domus romana. E le sale affrescate sono piene di simboli e di allegorie. Come la salamandra, impresa che Federico scelse come propria insieme al motto quod huic deest me torquet (ciò che manca a costui mi tormenta), a ricordare le pene d’amore che tormentavano il Marchese, dal sangue caldo per le passioni, contrapposto al rettile a sangue freddo

Mantova Palazzo Te salamandra impresa di Federico Gonzaga

Il Salone dei Cavalli, adibito alle feste, riporta i ritratti a grandezza naturale di alcuni dei purosangue della famiglia Gonzaga, fedeli nella guerra e usati da Federico anche per pagare il Romano per anticipo spese di Palazzo Te.

Mantova_Palazzo_Te_Salone_Cavalli

La Sala di Amore e Psiche, dove volle soggiornare l’Imperatore Carlo V durante una delle sue visite a Palazzo, ci ricorda invece che l’amore domina tutto. Sulle due pareti principali è affrescata la favola di Amore e Psiche come tramandata da Apuleio, mentre le altre pareti (di cui una nascosta dalle impalcature per il consolidamento post terremoto) descrivono altri miti legati all’eros e alle passione della carne.

Mantova_Palazzo_Te_Amore_Psiche

La Sala dei Giganti era la studio privato di Federico II Gonzaga e un monito per i nemici: la rovina si sarebbe abbattuta su tutti coloro che avessero osato sfidare l’Impero e i suoi alleati, primi fra tutti i Gonzaga.

Mantova_Palazzo_Te_Sala dei Giganti

Al termine della visita, abbiamo optato per un pranzo tipico. E la scelta è caduta obbligatoriamente sul Festival della Cucina Mantovana, in programma ogni sabato (cena) e domenica (pranzo e cena) al PalaBAM (mappa). Ogni fine settimana, la manifestazione ospita i prodotti tipici del territorio, presentati da Pro Loco e Associazioni. Domenica 5 febbraio è stata la volta del tortello amaro di Castel Goffredo e del Capunsel di Solferino. Sulla pagina Facebook dell’evento il programma completo del menù di ogni settimana.

Mantova_Festival della cucina mantovana 2017 PalaBam

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mantova_palazzo_storico_statue_giganti

Metti un sabato sera a spasso nel centro storico di Mantova. Anche se il tempo non invoglia, è comunque un’esperienza bellissima per chi ama l’arte e per chi si lascia suggestionare da atmosfere di altri tempi. Eccoci nel cuore della città di Mantova, dal 2008 Patrimonio dell’Umanità UNESCO e fresca vice Capitale Italiana della Cultura 2016.

Mantova piazza del Palazzo Ducale di sera

Il Mincio, che oggi caratterizza un territorio che dal fiume prende il nome (Parco del Mincio), emana un fascino suggestivo sul fare della sera. Le acque lacustri, in inverno, lasciano salire una bruma leggera e in mezzo ad essa si scorge la linea dei monumenti storici che caratterizzano la città. Pare di fare un salto nel passato! Lasciamo l’auto fuori dalla cinta muraria ed entriamo in Piazza Virgiliana. Da qui iniziamo il percorso nel centro storico.

Mantova duomo foto notturna

Palazzo Ducale, simbolo del potere dei Gonzaga – che qui allestirono una collezione d’arte ammirata da tutta Europa – è uno scrigno d’arte di tesori come la Camera Picta, capolavoro di Andrea Mantegna.

Mantova la faccia di Palazzo Ducale foto notturna

Oltre alla visita a Palazzo Ducale, il consiglio è quello di girare nelle piazze del centro storico di Mantova: Piazza delle Erbe, Piazza Mantegna, Piazza del Commercio. Si ha l’idea di un luogo vivace, dove vivere è un piacere anche a tavola… Zucca, riso e amaretto la fanno da padroni!

Mantova gastronomia tipica tortelli di zucca

Come scrisse Torquato Tasso, parlando di Mantova: “Questa è una splendida città, degna c’un si muova mille miglia per vederla“. Per il giorno successivo abbiamo programmato di visitare un tesoro artistico di Mantova, riaperto nel 1989: Palazzo Te.

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Castelnuovo dei Sabbioni scorcio serale

Non occorre arrivare dall’altro capo del mondo per incontrare scenari lunari. È il caso del vecchio paese fantasma di Castelnuovo dei Sabbioni, nel comune di Cavriglia (MAPPA). Percorrere a piedi la vecchia strada circondati dalle case puntellate, con le facciate coperte di edera che cambia colore al mutare delle stagioni. La vita che continua a modificare anche ciò che sembra morto. Il luogo che Lord Byron avrebbe trovato perfetto. Un paradiso per i fotografi.

Castelnuovo dei Sabbioni panorama

Castelnuovo dei Sabbioni è oggi sede del MINE Museo delle Miniere e del Territorio che conserva la memoria dell’area di estrazione mineraria, che fu a lungo fonte di sussistenza per gli abitanti del luogo e poi causa dell’abbandono del paese reso instabile dalle escavazioni di lignite, a partire dal 1963.

MINE Museo delle Miniere e del Territorio Castelnuovo dei Sabbioni

La visita al Museo del MINE permette di vedere come si lavorava all’estrazione di lignite (un grosso blocco è conservato in una teca), gli strumenti usati dai minatori e gli oggetti di uso quotidiano. La sezione multimediale permette di seguire il cambiamento del paesaggio, la distruzione di numerose frazioni abitate e l’introduzione della tecnica di scavo a cielo aperto.

Castelnuovo dei Sabbioni museo MINE foto esterno

Assolutamente magico lo scorcio che si gode dalla terrazza del Museo delle Miniere e del Territorio: le alte torri della centrale termoelettrica di Santa Barbara e il lago artificiale, al tramonto, offrono uno spettacolo lunare!

Castelnuovo dei Sabbioni panorama centrale Santa Barbara

Quando le porte della percezione si apriranno tutte le cose appariranno come realmente sono: infinite” (William Blake).

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Brescello Municipio citazione Guareschi piccolo mondo di un Mondo Piccolo

La Bassa Reggiana è la scoperta di un piccolo mondo, che vogliamo raccontarvi. Torniamo spesso in Emilia Romagna. Ci piace tutto di questa regione: la gente che vi abita e che ha l’ospitalità nel DNA; il cibo locale che produce alcune eccellenze nazionali e non solo (Parmigiano Reggiano e aceto balsamico tradizionale, soltanto per citarne un paio); la storia e la cultura fatta di piccoli borghi e di paesi.

Il nostro giro inizia al Caseificio Agricolo del Milanello. È qui che ci riforniamo della scorta – non solo ad uso domestico, ma anche per amici e parenti – di Parmigiano Reggiano. Approvvigionarsi direttamente dai produttori, riduce la catena dei costi ed è un vantaggio non solo economico, per chi vende e per chi acquista. Siamo sicuri che questo video sulla produzione di Parmigiano Reggiano, vi farà venire l’acquolina in bocca.

Non avevamo mai esplorato i dintorni nella Bassa Reggiana. Decidiamo perciò di cominciare da Brescello: il paese di Don Camillo e Peppone. La piazza di Brescello è il cuore del piccolo mondo raccontato da Giovannino Guareschi: la chiesa da una parte e il Municipio dall’altra. Il fronteggiarsi – in un clima comunque di solidarietà – delle due anime, cattolica e comunista, di un’Italia rurale dell’immediato Dopo Guerra. Nel 2001 sono state realizzate le statue in bronzo a grandezza naturale dei due protagonisti dei film che hanno reso celeberrimi i romanzi di Guareschi: Fernandel e Gino Cervi.

Prossima tappa è Gualtieri, uno de I Borghi più Belli d’Italia, reso celebre dal pittore naif Antonio Ligabue, che qui visse tutta la sua sfortunata vita. Per noi bambini degli anni Settanta, è impossibile non ricordare lo straordinario sceneggiato “Ligabue”, diretto da Salvatore Nocita e interpretato da Flavio Bucci (1977). Arriviamo nel paese e ci godiamo la vista della splendida piazza Bentivoglio.

La meta della giornata è la Casa Museo Antonio Ligabue, dove è possibile calarsi nel personaggio di Antonio Ligabue Zurigo, (18 dicembre 1899-Gualtieri, 27 maggio 1965), che è condizione necessaria per capire l’artista. La casa-fienile è uno dei ricoveri di emergenza, dove ha vissuto Ligabue. La fortuna vera è quella di poterla visitare con il direttore della Casa-Museo Giuseppe Caleffi: si scopriranno così – attraverso aneddotti, video espostivi, cimeli e teche – aspetti singolari di questo pittore, difficilmente incanalabile in una corrente artistica, che provò la fame nera, visse randagio, amò gli animali e sperimentò il manicomio e la solitudine. Le sue opere raccontano un’anima grande, una sensibilità estrema, del tutto distonante dal suo aspetto fisico e da alcuni suoi comportamenti eccentrici ed asociali. Segnaliamo dal prossimo 11 novembre l’apertura della grande mostra “Antonio Ligabue” al Vittoriano di Roma

Prima di tornare a casa, ci fermiamo anche a Guastalla, dove decidiamo di fermarci al negozio di Pasta Fresca Musi, in Via Spallanzani, perché ripartire dalla Bassa Reggiana senza avere comprato cappelletti e tagliatelle, sarebbe stato davvero un sacrilegio!

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