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Castello di Sammezzano Sala dei Pavoni
Castello di Sammezzano Sala dei Pavoni

Entrare nel Castello di Sammezzano significa varcare la soglia di un mondo fra sogno e realtà, fra scienza e follia. Già il percorso che conduce al Castello ha qualcosa di magico, un viale di sequoie (proprio così) è una rarità non solo in Toscana! Il Parco e il Castello sono il frutto dell’impegno di un solo uomo: Ferdinando Panciatichi Ximenes d’Aragona (Firenze, 10 marzo 1813 – Sammezzano, 18 ottobre 1897), i cui interessi spaziavano dalla botanica all’architettura, dalle scienze alle religioni. Un folle visionario per la sua epoca, una macchietta per i suoi contemporanei. Semplicemente uno spirito libero e anticonformista, perché come si legge in una delle tante scritte nel Castello “Est aliqui delirii in omni magno”: c’è sempre un po’ di follia nella grandezza.

Non è possibile dare una chiave di lettura univoca per questa costruzione così eclettica. Ispirata alla corrente culturale dell’Orientalismo, è comunque stato fatto notare che il suo orientamento lineare Est-Ovest e la sua struttura esterna richiamano la sobrietà rinascimentale (non dimentichiamoci che siamo a pochi chilometri da Firenze).

Castello di Sammezzano Leccio foto esterno

Contraddizioni, allusioni, simboli, sincretismo religioso. Nel Castello di Sammezzano ci si può perdere dietro alle fantasie del suo ideatore, che nel primo vestibolo ci avverte “Non plus ultra”, ovvero “Niente più di questo”, ma anche l’ammonimento che era sulle Colonne d’Ercole, alla fine del mondo pensato dagli antichi, “Niente dopo di questo”. E la fine del mondo sono i locali interni come la Sala degli Specchi, la Sala dei Pavoni, la Sala da Ballo e ancora il fumoir, la Cappella. Ciascuna ispirata a luoghi orientali ed esotici come Persia, Spagna, India.

Allusioni e segni sono ovunque, ma vanno cercati come in una caccia al tesoro o, molto più probabilmente, come in un percorso iniziatico. Simboli come la melograna, biblica e massonica, che in spagnolo si chiama Granada, ovvero il luogo dove si trova l’Alhambra fonte di ispirazione per Sammezzano. La forma ottagonale così ricca di simbologie numeriche (viene subito in mente Casteldelmonte in Puglia). Il richiamo esplicito a Dante (Inferno IX, 61-63) “O voi ch’avete li ’ntelletti sani / mirate la dottrina che s’asconde /sotto ’l velame de li versi strani”.

Un luogo straordinario che – dopo anni di abbandono e di incuria – deve la sua rinnovata popolarità al Comitato FXPA. Sono proprio i volontari del Comitato – in collaborazione con la proprietà (Sammezzano è privato, n.d.r.) – che alcune volte l’anno (maggio/giugno/ottobre) permettono visite guidate al pubblico. In occasione delle aperture è obbligatoria la prenotazione sul sito www.sammezzano.org. Una piccola curiosità: se non siete fra i fortunati che entrano in lista per la visita, sappiate che potete godere di alcuni scorci del Castello, grazie al film “Il racconto dei racconti” – Tale of Tales di Matteo Garrone, con Salma Hayek e Vincent Cassel.

Info utili:
Il Castello si trova in località Leccio frazione di Reggello (provincia di Firenze)
Coordinate GPS: 43.6987830, 11.4693880
Contatti Comitato FXPA: info@sammezzano.org

Giro effettuato 11 luglio 2015
CUCCHIAI DI MIELE 5 su 5

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Terme di Saturnia foto cascate del Mulino

Pace dicono al cuor le tue colline / con le nebbie sfumanti e il verde piano / ridente ne le piogge mattutine” (Giosuè Carducci, Traversando la Maremma Toscana). E infatti piove. Per il weekend che abbiamo deciso di trascorrere in Maremma, quindi, cambiamo mezzo di spostamento. Lasciamo a casa la moto e prendiamo l’auto.

La nostra meta è il Parco Naturale Regionale della Maremma, con sosta di due notti ad Alberese (una delle porte del Parco). Durante il percorso facciamo sosta a Massa Marittima, attirati dalla fama del suo Duomo. La cattedrale di San Cerbone (secoli XI-XIII), si presenta maestosa e sobria come le costruzioni in stile romanico. Dopo un giro sulle mura fortificate del Cassero Senese, è l’ora della pausa pranzo. Poco distante dal Duomo avevamo notato “La tana del brillo parlante” un piccolo locale in un vicolo caratteristico, con alcuni tavolini esterni. Una scritta appesa al muro ci dice che si tratta dell’osteria più piccola d’Italia inserita nella guida Slow Food. È il nostro posto! Ci colpisce positivamente il fatto che sia molto raccolta, soltanto 8 posti esterni e pochi più dentro. Indizio di maggiore attenzione alla qualità e di cure più attente per i clienti. Non ci sbagliamo. Il menù punta decisamente sul territorio: tortelli fatti a mano, cinghiale, acquacotta e zuppe. Da non perdere un assaggio della selezione di formaggi:caprini con le viole o con le vinacce del Chianti, il vaccino alla birra scura, il pecorino di fossa e il maremmano blu, un formaggio locale erborinato, serviti con miele o mostarda di frutta.

Massa Marittima Duomo San Cerbone

Nonostante il tempo, ancora incerto, il viaggio ci regala bellissimi spunti di paesaggio e l’arrivo all’Agriturismo Al Vermigliaio ci ricorda che siamo nel cuore selvaggio della Toscana. Ne godiamo a pieno! L’Agriturismo – gestito dalla Rosi e dal marito Fausto (Arnaldo per gli amici) – è perfetto per vivere l’aspetto aspro e dolce della Maremma: genuinità, natura selvaggia e prodotti della terra. Siamo circondati da girasoli e da ulivi, nei recinti ci sono gli animali da cortile e ci accolgono i due cagnolini di casa. La cena e la colazione si fanno tutti insieme allo stesso grande tavolo. La cucina della Rosi è davvero a km zero con prodotti dell’orto e degli alberti da frutto dietro casa e latte e carne delle fattorie vicine. La piscina, con ombrelloni e sdraio circondata dal prato verde, rimane però un miraggio, perché il meteo non ci assiste.

Cambio di programma anche per quanto riguarda la visita al Parco Regionale della Maremma, da rimandare a data più asciutta. Utilizziamo Alberese come base di partenza per escursioni nei dintorni. E se l’acqua del mare è impraticabile, l’alternativa non è meno valida. Un bagno nelle sorgenti termali di Saturnia è altrettanto piacevole e rilassante. Esperienza vivamente consigliata in ogni stagione dell’anno, esclusi i mesi più caldi, perché le acque sulfuree sgorgano ad una temperatura di 37,5°C!

E non può mancare uno splendido borgo, come è Montemerano (dieci km da Manciano; coordinate GPS 42.621812, 11.491022), nelle tappe di questo viaggio. Le sue piazzette, i fiori ai balconi, le strade lastricati e i piccoli portici di accesso in mattoni, rendono la passeggiata davvero gradevole.

Giro effettuato a giugno 2014
GIUDIZIO: Adatto per mototurismo e camper
CUCCHIAI DI MIELE 4 su 5 
Ci è mancata la visita al Parco Naturale per il quinto cucchiaio!

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Castello di Romena
Romena

La città è nella morsa di Flegetonte, che porta la temperatura a livelli di ebollizione. Ci mettiamo in moto con un unico obiettivo: trovare un posto fresco dove rifocillarsi e recuperare un po’ di energie. Le direzioni possibili per la montagna, partendo da Firenze, sono due: o Abetone o Casentino. Rimandiamo le montagne dell’Appennino tosco-emiliano alla prossima volta e ci dirigiamo verso quello tosco-romagnolo.

Valicato il passo della Consuma, si apre lo scenario delle valli e dei monti del Casentino, dominate da rocche, castelli e pievi storiche. Come il Castello e la Pieve di Romena. Merita almeno uno scatto e subito proseguiamo.

Castello di Romena
Romena

Passando da Stia, leggiamo che dal 3 al 6 settembre 2015 vi si terrà la Biennale Europea d’Arte Fabbrile, con fabbri provenienti da tutto il mondo per una festa di forgiatura e di mestieri antichi. Lo segniamo in agenda per una delle prossime scorribande autunnali. Adesso urge trovare un posto fresco! La direzione è Forlì. Superiamo Papiano, “il paese delle trote e dei tortelli” come recita il cartello. Dal 2007 il penultimo fine settimana di giugno vi si svolge la Festa della Trota, perché qui – ai piedi del Monte Falterona – ha sede l’azienda agroittica Alto Casentino, nata nel 1933, che usufruisce delle fresche acque del torrente Staggia. A luglio invece è tempo di un’altra specialità locale, grazie alla Sagra dei Tortelli, che quest’anno si svolgerà sabato 18 e domenica 19 luglio. Ci torniamo sicuramente!

Il cartello recita Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi. Saliamo verso il Passo della Calla (1296 s.l.m.). Siamo ormai in Emilia Romagna e la nostra meta è l’Alpen Bar a Campigna (1086 s.l.m.). Luogo di raduno per motociclisti, molto frequentato durante il fine settimana, offre la possibilità di ristorarsi con pane montanaro di Corniolo, piadine, salsiccia matta detta ‘ciavar’, squacquerone, tortelli alla lastra… La temperatura è fresca (24/25 gradi, contro i 39 della città!), ma optiamo per una bibita dissetante e un caffè. Dal bar facciamo due passi verso l’interno del bosco, dove si trovano le strutture ricettive di Campigna: due alberghi (Albergo Lo Scoiattolo e Hotel Granduca), l’area sosta per i camper, il centro visitatori del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi. Al Centro Visite – dove notiamo l’esposizione di alcune opere/presepi di Simona Amadori, realizzati a mano con la tecnica dell’arte povera e materiali del bosco (pigne, sassi, legni) – sono moltissimi i materiali informativi per organizzare escursioni, passeggiate e godersi al meglio il territorio e le sue eccellenze naturali, gastronomiche e artistiche.

Info utili:
Punto Informazioni del Parco “La Villetta” a Campigna: +39 346 6031097. Orari mese di luglio: gio ven sab dom e festivi 10-17. Orari mese di Agosto: mar mer gio ven sab dom e festivi 10-17. Orari mese di Settembre: sab dom e festivi 10-17
Coordinate GPS: 43.966379, 11.728595

Giro effettuato il 4 luglio 2015
CUCCHIAI DI MIELE 5 su 5

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Piatto di ceramica di Montelupo colorata con gatti

Cerchiamo in rete, fra eventi e manifestazioni, qualcosa che valga la pena di una visita. Ci attrae la Festa Nazionale della Ceramica. Deciso: la destinazione del giorno è Montelupo Fiorentino. Immaginiamo che sarà un mercatino e qualche bottega aperta, ma siamo felicemente smentiti. Tutto il paese è coinvolto da installazioni, mostre mercato, laboratori aventi come unico filo conduttore la ceramica. Montelupo fa infatti parte dell’Associazione Italiana Città della Ceramica e ogni anno la sua importante e secolare tradizione artigianale, viene celebrata con “Cèramica We love ceramics”. Il centro storico, i palazzi, le antiche fornaci, le piazze diventano luogo di incontro per diverse associazioni di categoria, ma soprattutto occasione speciale per il pubblico di vedere e toccare con mano le tante opere in maiolica, ceramica, terracotta, gres, raku etc.

Rimaniamo ammirati dalla bottega del maestro Eugenio Taccini un artista che, specie con Pinocchio, ha trovato un’inesauribile fonte di ispirazione per trasformare la perizia artigiana della propria terra. Sua anche l’installazione più di effetto della manifestazione: “Biciclette” in Via Baccio da Montelupo, ovvero 15 figure a grandezza naturale in sella alle loro biciclette.

 

Nei suggestivi locali della ex fornace Alderighi-Cioni, visitiamo “D’istanti” mostra fotografica di Milva Florence: 40 scatti che gettano uno sguardo diverso sul paese, illustrati dalle parole di Chiara Aretini e Simone Innocenti.

Lungo il perimetro centrale si gira fra botteghe artigiane, teche espositive e i banchi della mostra mercato “Le forme della terra” a cura dell’Associazione Arte della Ceramica, con ceramisti da tutta Italia rappresentanti di manifatture e stili diversi.

 

Il nostro giro finisce qui! La Festa della Ceramica di Montelupo entra di diritto fra i giri da suggerire. Il consiglio è quello di capitarci dal pomeriggio, perché molte attività ricreative-gastronomiche sono aperte soltanto con orario pomeridiano, fino a sera inoltrata.

Info utili:
Ufficio Turismo: +39 0571 518993
Coordinate GPS: 43.729606, 11.019756

Giro effettuato il 21 giugno 2015
CUCCHIAI DI MIELE 4 su 5

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Mulino di Loro Ciuffenna e Orrido Ciuffenna
Mulino di Loro

Decidiamo di muoverci verso il Valdarno Superiore, la meta è un borgo antico dominato dalle vette del Pratomagno. Abbiamo grandi aspettative.
Il viaggio in moto è subito entusiasmante. La Strada dei Setteponti, antico snodo viario fra la zona della Valdisieve, Firenze e Arezzo, permette di apprezzare lo spettacolo naturale delle Balze, scenografiche formazioni geomorfologiche del territorio. Arriviamo infine alla nostra meta Loro Ciuffenna (in provincia di Arezzo), borgo medievale con alcune chicche per il viaggiatore attento. In primis, lo storico Mulino ad acqua. Arroccato su un costone sopra l’orrido (profonda gola rocciosa) del torrente Ciuffenna, è il più antico mulino ad acqua della Toscana tutt’ora funzionante. Entrando, non si può non rimanere affascinati dalle sensazioni genuine che il posto – con i suoi secoli di storia – trasmette: l’odore di farina, il rumore impetuoso dell’acqua sottostante, il volto scavato dal lavoro di Giuseppe, che dal 1955 se ne prende cura. Può essere visitato tutti i giorni ed è un’esperienza da provare, per adulti e ragazzi.

Un vero tesoro artistico da non perdere è la pieve di San Pietro a Gropina (VIII secolo), uno degli esempi più alti dell’architettura romanica in Toscana. Dal centro di Loro (o dal parcheggio) ci vogliono circa 20 minuti a piedi (salita, ma fattibile). Altrimenti si arriva comodamente in auto o in macchina. Camminando sulla stradina acciotolata che gira intorno alla chiesa, sembra di fare un balzo nel tempo, in uno spazio senza rumori, dove godere della natura e dell’arte che si fondono meravigliosamente insieme. L’interno sorprende per la sua sobrietà, ma anche per alcuni elementi decorativi come i capitelli e il pulpito. Per visite guidate www.gropina.it

Il giro ci ha messo appetito e ci fermiamo a pranzo al Ristorante la Torre. Menù semplice, da una parte carne, dall’altra pesce con l’intento riuscitissimo di concentrare le energie su prodotti di altissima qualità come chianina, tartufo, caprino, finocchiona, tanto per citare alcuni ingredienti del territorio sapientemente amalgamati con pasta all’uovo e gnocchetti fatti in casa, crostini neri toscani (come da ricetta tradizionale con la milza…), stinco di maiale con patate arrosto, semifreddo alla vaniglia con croccante e composta di arance, tiramisù (intrigante il barattolo in cui viene servito) ed una buona carta dei vini affatto dispendiosa. Gli ambienti sono molto curati e da due affacci si può godere di un panorama sul paese e la vallata! Spesa media 30 € a testa per primo e secondo o antipasto e primo con un buon vino.

Info utili
Ufficio Cultura e Turismo: +39 055 9170139 – 055 9170153
Coordinate GPS: 43.592643, 11.631651

Giro effettuato il 25 aprile 2015
CUCCHIAI DI MIELE 5 su 5

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Piazza Duomo Pietrasanta riflesso d'artista

Un giro in Versilia durante una calda domenica di luglio. Un classico, no? Beh sì… Decidiamo però di non essere scontati fino in fondo. Oggi niente spiaggia, tuffi e ombrellone. Puntiamo decisi ad una città ricca di arte e di storia: Pietrasanta. La scelta non ci delude. Il centro storico, Piazza Duomo e vie adiacenti, è animato – come ogni prima domenica del mese – dalle bancarelle del mercatino di antiquariato e vintage. Gli espositori sono abitualmente presenti anche in altri mercati di settore, come il Mercato di antiquariato di Lucca o la Fiera Antiquaria di Arezzo. Vi si trovano pezzi di abbigliamento e accessori vintage, abiti usati e borse in pregiato, oggetti da collezione orientale (in osso), dischi in vinile, quadri e mobili in legno, ma anche accessori in marmo, l’eccellenza del territorio. Giriamo fra le strade, accorgendoci che sono un affascinante spazio espositivo a cielo aperto. Un tessuto cittadino dove sono ancora floride le botteghe artigiane e gli atelier d’artisti.

Per la pausa pranzo ci fermiamo a Le Bar a Vins (MAPPA), un locale che ci attrae per l’atmosfera bohémien: la cucina è a vista, i tavoli sono riciclati e pitturati a mano, i piatti rigorosamente di stagione e la selezione dei vini proviene da produzioni indipendenti del territorio (Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti).

Pillole di storia
Un nome che sembra ispirato ai monti che la dominano e all’architettura sacra che la abbellisce e invece Pietrasanta lega la sua origine e denominazione al nobile milanese Guiscardo Pietrasanta che, podestà di Lucca, la fondò nel 1255 durante le lotte contro la ghibellina Repubblica di Pisa. Il 22 marzo 1841 il Granduca di Toscana, Leopoldo II d’Asburgo Lorena, elevò Pietrasanta al rango di Città Nobile.
Le cave di marmo
In Versilia la lavorazione artistica del marmo ha radici antichissime. Numerosi sono gli studi, i laboratori, le botteghe e le fonderie presenti sul territorio. Aziende artigiane, talvolta a conduzione familiare, dove la maestria si trasmette di generazione in generazione, in grado di offrire agli artisti, architetti e progettisti che qui si rivolgono per le loro opere, un livello di qualità, di competenza e di versatilità davvero eccezionali.
Sapori del territorio
Le specialità da non perdere in una gita a Pietrasanta, sono: i ‘tordelli’, ravioli di pasta grossa fatti a mano e ripieni di carne e bieta; l’‘intruglia’, con fagioli, cavolo e farina di mais; gli insaccati come il ‘biroldo’. Da gustare in abbinamento ai vini di Strettoia.
Info utili
Informazioni turistiche: +39 0584 283375
Ufficio Turismo: +39 0584 284656
Coordinate GPS: 43.957215, 10.232023

Giro effettuato domenica 6 luglio 2014
CUCCHIAI DI MIELE 4 su 5

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