Alaska in camper itinerario 14 giorni: diario di viaggio (p. 1)
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Alaska in camper itinerario 14 giorni: diario di viaggio (p. 1)

Dopo una lunga programmazione, iniziata a marzo di quest’anno, siamo finalmente arrivati al giorno della partenza: l’Alaska ci aspetta!

Questo è il racconto del nostro viaggio.

 

Giorno 1 (sabato 24 agosto): il viaggio

 

All’aeroporto di Firenze un primo inciampo ci attende: il volo diretto da Francoforte ad Anchorage (Discover Airlines by Lufthansa) è stato cancellato.

 

Intermezzo pratico: per la cancellazione del volo esiste un “Regolamento UE sui Diritti dei Passeggeri Aerei” che – in base al numero di miglia e di ore di ritardo – stabilisce 3 scaglioni di rimborso a passeggero, da un minimo di 250 € a massimo 600 € (quello che toccherà a noi).

 

Ci riprogrammano su un volo di United che prevede un primo scalo a San Francisco e infine l’arrivo ad Anchorage.

 

volo united francoforte san francisco

 

Morale della favola, arriviamo al Ramada by Wyndham Anchorage downtown a mezzanotte invece che nel primo pomeriggio.

 

Poco male, proviamo a prendere subito il ritmo sonno-veglia per contrastare jet lag.

 

Giorno 2 (domenica 25 agosto): primo giorno in Alaska

 

Abbiamo la mattinata a disposizione e decidiamo di esplorare un po’ Anchorage. Girovagando arriviamo al mare e imbocchiamo il Coastal Trail che dal centro di Anchorage arriva al Kincaid Park (11 miglia).

 

Lo facciamo per un pezzo e l’impatto con la natura del luogo è subito notevole. Le montagne ghiacciate in lontananza, il colore scuro del mare e la variabilità dei colori del cielo ci fanno presagire scenari da batticuore.

 

Sulla strada del ritorno, girelliamo per la downtown e ci imbattiamo nella Festa per il Capodanno della locale comunità Hmong, gruppo etnico asiatico. Donne, bambini e uomini sono vestiti in abiti tradizionali e dagli stand di cibo arrivano odori che ci richiamano alla mente quelli dell’amatissima Thailandia.

 

Una sosta al K Street Market mercato biologico ci permette di comprare del pane integrale: sarà l’unico filoncino di pane vero che riusciremo a trovare nel viaggio.

 

Per pranzo optiamo per un truck food vicino al nostro hotel: mangiamo un ottimo panino all’halibut. E si è fatta finalmente l’ora di andare ritirare il nostro RV.

 

 

Si parte con il camper! Alaska State Fair

 

Eccoci a bordo di quella che per le prossime 2 settimane sarà casa: il camper in Alaska sono mezzi dimensionati ai luoghi e alle abitudini di vita USA. Tutto molto grande, ma anche poco complicato (leggi la nostra guida per campeggiatori in Alaska).

 

La prima sosta è per il rifornimento di cibo al Fred Meyer di Wasilla, prendiamo giusto un po’ di scatolame e di fresco. Pasta, olio evo e Parmigiano Reggiano sono già in cambusa, perché venuti con noi dall’Italia.

 

Intermezzo pratico: Sì, si può portare cibo negli USA purché confezionato e non fresco (motivo per cui il Parmigiano stagionato non crea problemi).

 

La nostra prima sosta è a Palmer (circa 70 km da Anchorage) dove è in programma l’annuale fiera nazionale. L’Alaska State Fair è un grande luna park con tantissimi truck food e alcuni padiglioni dedicati agli animali da fattoria e alle coltivazioni.

 

Non mancano, ovviamente, i premi per i vegetali giganti, l’arena dedicata ai rodei di animali e macchine e il premio per la migliore apple pie preparata dalle signore del posto.

 

Si è fatta l’ora di tornare al camper: dormiamo nel parcheggio della Fiera dedicato agli RV.

 

alaska state fair RV park

 

Giorno 3, seconda tappa camper in Alaska: Talkeetna

 

La prima notte è andata e dopo un ottimo caffè preparato nella moka ci spostiamo verso Talkeetna (circa 130 km).

 

In Alaska, con poche eccezioni, i paesi sono villaggi con pochi residenti fissi. Talkeetna, ad esempio, conta meno di 1000 persone che ci vivono stabilmente, ma durante la stagione turistica è una meta imperdibile, soprattutto per chi ama rafting e per chi vuole farsi un giro nel “bush” (zona selvaggia) e capire come vivevano i nativi.

 

Dopo aver sistemato l’RV al Talkeetna Camper Park ci facciamo un giro esplorativo fino al front River passeggiando tra le abitazioni.

 

Cominciamo a toccare con mano come il concetto di vivere abitativo sia in Alaska molto diverso dallo standard di qualsiasi Paese europeo. Del resto, chi vive qui ha l’orgoglio di abitare in quella che è considerata “the last frontier”.

 

Sta iniziando a piovere e il Fairview Inn è il rifugio perfetto: il saloon è storico e seduti al bancone ci godiamo due birre con le persone del posto.

 

Fairview Inn Talkeetna

 

Giorno 4 (martedì 27 agosto): problemi con il camper in Alaska

 

La mattina inizia con un imprevisto. Staccando il tubo di collegamento all’acqua pubblica salta un raccordo interno. Se apriamo i rubinetti della doccia o del lavandino l’acqua ci esce da sotto il letto.

 

Abbiamo in programma il trasferimento al Denali National Park, circa 270 km, e decidiamo di spostarci chiamando assistenza lungo strada.

 

Lungo strada non sempre abbiamo campo e soprattutto dall’assistenza ci comunicano che nessun servizio di assistenza è disponibile in quella zona. Dovremo aspettare di arrivare a Fairbanks.

 

Mentre ci avviciniamo al Parco Nazionale, ogni pensiero svanisce perché lo scenario è mozzafiato: la tundra ha dei colori di primo autunno che sciolgono il cuore.

 

colori tundra Denali NP

 

Pernottiamo al Denali National Park Savage River. Uno spiazzo nella natura, con zone di stivaggio (protette e sigillate) per il cibo destinate a chi pernotta in tenda, per evitare che gli odori richiamino gli orsi.

 

Qui hai la sensazione di essere ospite della natura e non padrone della stessa. I proprietari di casa sono gli abitanti del bosco e della tundra ed è giusto così.

 

Durante il tragitto abbiamo preso della legna e possiamo fare il nostro primo falò all’aperto, nell’apposito fire pit.

 

legna camper Alaska

 

Giorno 5 (28 agosto): esplorando il Denali National Park

 

Per il mio compleanno, il regalo più bello me lo fa la natura dell’Alaska nella quale ci troviamo immersi. Ci facciamo un giro a piedi: nel Parco ci sono tantissimi trail per ogni livello di impegno.

 

Se si opta per quelli più complicati è importante attrezzarsi: su queste montagne non ci sono rifugi e ci sta di fare chilometri a piedi senza incontrare nessuno, se non quale animale selvatico. Motivo per cui, quando ci si allontana dalla civiltà (qui basta poco) può comodare nello zaino lo spray anti-orso.

 

Non è il nostro caso. Noi optiamo per esplorare un pezzo del Savage Alpine Trail: in totale 4.1 miglia (circa 6,5 km) e 1500 piedi di dislivello (450 metri).

 

alpine trail denali NP

 

Via via che si sale, la vegetazione si dirada e la sensazione di diventare più piccoli è tangibile. Arriviamo al punto più alto e torniamo indietro, in realtà scopriamo dopo che proseguendo saremmo arrivati alla navetta destinata agli ospiti dei campeggi e ai camminatori.

 

Va bene comunque, lo spettacolo è stato stupendo, anche perché riusciamo a vedere la cima del Monte McKinley: ovvero la “grande montagna” (“Denali” nella lingua dei nativi athabaskani). Un massiccio di 6190 metri: il più alto del Nord America.

 

Nel pomeriggio, partiamo a bordo di un autobus turistico (stile scuola bus americano), per il nostro Tundra Tour Wilderness: si percorre per circa 6 ore in totale parte della Denali Road (unica strada del Parco solo parzialmente aperta al traffico privato).

 

Lungo strada tanti avvistamenti: mamme orse con cuccioli (Grizzly, of course), un maschio di alce enorme, vari gruppi di caribù e le capre di montagna albine.

 

Rientriamo al camper soddisfatti. L’Alaska ci sta conquistando.

 

savage river campground

 

Giorno 6: road to Fairbanks (29 agosto)

 

È arrivato il momento di salutare il Denali National Park.

 

Pur non sapendo cosa altro ci riserva di bello questo giro in camper in Alaska, lasciamo questo posto con una certezza: i colori mutevoli del cielo, l’aria fine e trasparente sono ormai appuntati per sempre nel nostro cuore.

 

colori cielo Alaska parco nazionale

 

A Fairbanks, distante circa 123 miglia, abbiamo un appuntamento importante: dobbiamo portare l’RV presso H&H Service Center per la riparazione. La cosa fila liscia e in poco tempo il camper è pronto per riprendere il giro.

 

Ci fermiamo a Wallmart per rimpolpare la cambusa e troviamo un campground dove Simone può dare nuovamente sfogo alle sue velleità da fuochista.

 

Giorno 7: Museum of the North, Nort Pole e Delta Junction (30 agosto)

 

Il viaggio di Alaska era anche l’occasione per vedere dal vivo il “Magic Bus”, ovvero l’autobus 452 trovato abbandonato lungo lo Stampede Trail dove Christopher McCandless ha passato i suoi ultimi mesi e dove ha lasciati i suoi blocchi di appunti diventati un libro (e film) “Into the Wild”.

 

In ogni caso, il Magic Bus non è visibile al momento. Tutti i blog riportano che dopo essere stato trasportato al Museum of the North sia stato esposto al pubblico.

 

In realtà, così è stato durante alcuni mesi del restauro, ma al momento è stato messo in fase di “stabilizzazione” e non si può vedere.

 

Peccato! La lezione di Christopher però resta: “La felicità è reale solo se condivisa”.

 

Lasciato il museo, davvero interessante perché interattivo e con diversi reperti etnografici e zoologici, prendiamo la Richardson Highway che collega Fairbanks a Valdez.

 

La prima tappa di passaggio, molto turistica, è alla cittadina di North Pole dove tutto richiama il Natale e Santa Claus. Impossibile non farsi prendere la mano alla Santa Claus House, dove un po’ di shopping a tema è irresistibile in qualsiasi mese dell’anno.

 

north pole alaska

 

Riprendiamo il viaggio passando da Delta Junction con sosta obbligatoria al Miglio 1422 che segna la fine dell’Alaska Highway.

 

delta junction alaska

 

Infine, dopo circa 180 miglia, cerchiamo un pernotto e ci fermiamo al Paxson Lake Campground.

 

Il nostro viaggio in camper in Alaska continua qui.

 

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