Visita alle Murate ex carcere di Firenze

Visita alle Murate ex carcere di Firenze

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Carcere Le Murate Firenze, antica porta in legno con immagine della Primavera di Botticelli

Eccoci alla Murate ex carcere maschile di Firenze dal 1883 al 1985. La storia di questo luogo affonda le sue radici nel Medioevo. Siamo infatti nel 1373 quando dodici donne dette ‘le murate’, si fecero recludere in una casupola del secondo pilone del Ponte Rubaconte (Ponte alle Grazie), pregando e vivendo di elemosine. Nel 1424 Giovanni de’ Benci, socio di Cosimo il Vecchio, come atto di devozione finanziò la costruzione di un grande monastero a ridosso delle mura, da donare anche alle suore di clausura. Da allora, i grandi signori e le ricche famiglie fiorentine sono state legate a questo luogo: fra i finanziatori citiamo Lorenzo de’ Medici, nel 1478 ospitò Caterina Sforza, madre di Giovanni delle Bande Nere; nel 1528 la Signoria vi fece chiudere ‘a serbanza’ la giovinetta Caterina de’ Medici, durante i tempi duri della cacciata dei Medici.

Dell’antico monastero però non si hanno locali riconoscibili, poiché l’architettura del luogo è stata maneggiata nel corso dei secoli. Nel 1999, il Comune affida un primo abbozzo di progetto a Renzo Piano per il recupero dell’intera area, ma saranno due architetti incaricati dal Comune di Firenze a firmare il progetto che porta al completo riallestimento del complesso delle Murate, in parte oggi dedicate ad edilizia popolare, centri per arte contemporanea, bar, ristoranti, librerie etc.

Piazza delle Murate Firenze

La visita – organizzata dall’Associazione Mus.e che cura la valorizzazione del patrimonio dei Musei Civici Fiorentini (info: +39 055 2768224 da lunedì a sabato 9.30/13.00 e 14/17, domenica e festivi 9.30/12.30) – permette di conoscere meglio alcune delle iniziative legate al progetto di riqualifica di questo luogo e soprattutto consente l’accesso al carcere duro, la sezione chiusa nel 1970 e rimasta segreta fino ai lavori del 1999.

Carcere delle Murate Firenze zona riqualificata

La prima area del vecchio carcere che visitiamo consente di avere un’idea della grandezza (si fa per dire) delle celle e l’accompagnatore spiega quale fosse in realtà anche la larghezza dei corridoi esterni (oggi modificati per permettere l’accesso al pubblico). Ma è solo salendo alla zona del carcere duro, dove si trovano le terribili celle di isolamento, che si ha un’idea di quanto potesse essere terribile la prigionia in questo posto. Dalla porta di legno il carceriere poteva controllare tutte le porticine dei reclusi, mentre gli stretti corridoi laterali, permettevano di ricevere la luce del giorno. La luce però dipendeva dalla guardia che poteva aprire o chiudere gli scuri a suo piacimento abbuiando o illuminando le celle, prive anche di wc.

Corridoio esterno del carcere duro delle Murate di Firenze

Davvero evocativi i disegni sui muri, alcuni graffiati, altri dipinti, che inneggiano alla libertà, o ai piaceri della carne e che sanno essere anche ironici come la scritta sopra lo stipite di una delle celle “Si prega di chiudere”.

Scritta nella cella dell'antico carcere Le Murate

Giro effettuato domenica 6 marzo 2016
GIUDIZIO: Per chi ama il noir. La zona del carcere duro è davvero inquietante.
CUCCHIAI DI MIELE 4 su 5

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